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Il ponte.

Normalmente si è soliti credere che il ponte della chitarra sia semplicemente il punto in cui le corde vengono ad essere bloccate sulla tavola della cassa. Questo sicuramente è vero, ma un altro motivo rende importante una corretta conformazione strutturale del ponte, e cioè il fatto che esso comunica le vibrazioni delle corde al corpo dello strumento, attraverso il punto in cui le stesse corde si appoggiano, il cosiddetto osso del ponte. E' indispensabile quindi una certa robustezza nei materiali che compongono questa parte della chitarra. Nelle chitarre acustiche possiamo avere due tipi di ponte, di cui uno definito fisso, generalmente usato sulle chitarre classiche e quelle folk, e l'altro mobile, presente di solito nelle chitarre con tagli a effe (tipo la Gibson L5).

Il ponte fisso viene incollato alla tavola e le corde sono ancorate direttamente al ponte. Nelle chitarre folk l'ancoraggio delle corde è assicurato dai piroli, dei piccoli "spilli" di plastica dura o legno che vengono infilati in appositi fori sul ponte stesso. In questi fori vengono prima infilate le corde che, quando messe in tensione durante l'accordatura, verranno bloccate appunto dalla pressione che il pirolo farà contro il pallino della corda stessa.
Nel caso dei ponti mobili le corde sono fissate ad una cordiera fissa, mentre il ponticello su cui le corde poggiano può essere spostato in avanti o indietro per regolare l'intonazione dello strumento.
Alcuni modelli di chitarre (tra cui le Ovation) montano un ponte fisso scanalato, dove le corde, invece di infilarsi nei fori dei piroli, passano all'interno del ponte in senso orizzontale, e vengono trattenute dal fatto che i pallini rimangono bloccati in appositi spazi dedicati.
Il ponte della chitarra classica ha anch'esso dei fori passanti in senso orizzontale, attraverso i quali passano le corde che vengono poi annodate al ponte stesso.

 

  Ponte fisso, normalmente utilizzato sulle chitarre folk, ma anche sui modelli ibridi come la Godin Acusticaster.

Ponte mobile, impiegato solitamente nelle chitarre a cassa arcuata, ma anche nelle chitarre semiacustiche.


Sistema di aggancio delle corde serrate dai piroli all'interno dei fori del ponte fisso.

Sistema di passaggio delle corde all'interno delle scanalature di un ponte fisso ( modello Ovation).

Il sistema di aggancio delle corde sul ponte della chitarra classica è sicuramente il più complicato tra quelli appena visti, in quanto le corde devono essere ancorate tramite uno o più nodi a scorsoio (solitamente almeno un paio).
Nella figura a fianco è possibile vedere come il nodo scorsoio di una corda venga poi incastrato dalla pressione della corda stessa contro la parte più esterna del ponte. Infatti, il capo della corda a termine del nodo scorsoio viene fatto passare tra il nodo (che si trova sopra al ponte) e la parete esterna.

All'interno di un solco praticato nel ponte viene a trovarsi l'osso del ponte, sopra il quale le corde si appoggiano. Come già detto sopra, questo è il punto da cui le corde trasmettono le loro vibrazioni quando sono suonate. Quindi l'osso ha un effetto rilevante sulla timbrica dello strumento. Negli anni passati, il materiale di gran lunga più usato nel costruire ossa per il ponte è stato l'avorio, ma anche l'osso (vero), da cui il nome. Materiale sì rinomato, ma con una tendenza ad ingiallire con il passare del tempo. Anche l'avorio è stato via via sostituito da materie plastiche e fibre sintetiche, le quali, però, non hanno qualità di trasmissione pari. Solitamente. l'osso del ponte è fisso, anche se in alcuni modelli può essere regolato in altezza tramite apposite viti.

La paletta.

La paletta, che è la parte più esterna del manico, ospita le meccaniche (o chiavi), che servono all'accordatura della chitarra. La paletta può essere un prolungamento del legno del manico, oppure un nuovo pezzo incollato al manico stesso.. Solitamente è inclinata rispetto alla linea del manico.
Tra il manico e la paletta viene a trovarsi il capotasto, sul quale sono praticati dei tagli di dimensioni scalabili alla grandezza delle corde, le quali devono poter inserirsi all'interno di questi. Il materiale solitamente usato è lo stesso dell'osso del ponte, quindi avorio, osso o plastica. E' importante che la regolazione sia dei tagli (detti anche solchi), sia della curvatura, venga ad essere coerente con l'impostazione del manico. Naturalmente, per fare un esempio, una tastiera curva non può certo montare un capotasto che abbia una linea dei solchi piatta. Una non adeguata profondità dei solchi può portare lo strumento ad avere le corde o troppo alte sulla tastiera (nel caso che i solchi siano poco profondi o, addirittura, il capotasto sia molto alto), o troppo basse, con i solchi troppo scavati (in questo caso le corde "frusterebbero" sulla tastiera).

Le meccaniche hanno la funzione di mantenere l'accordatura della chitarra. Le corde vengono avvolte attorno ai cilindretti che, fatti ruotare dai pioli delle chiavi, mettono in tensione le corde stesse. A seconda del senso in cui si gira la chiave, la corda si alza o si abbassa di intonazione. Sulle chitarre folk, le meccaniche sono generalmente separate. Ognuna di loro è composta da un piccolo argano dentato che muove un ingranaggio elicoidale unito ad un piolo metallico. Il tutto è contenuto in una scatoletta di metallo che viene fissata alla parte inferiore della paletta (vedi il disegno a lato). Normalmente, il cilindretto, che è una prolunga dell'argano dentato, passa attraverso un foro dalla parte inferiore a quella superiore della paletta, in modo da poter ospitare le corde che vi verranno avvolte. Il foro dovrebbe avere sempre una boccola metallica che impedisca l'attrito del cilindretto durante la rotazione.

 

  A destra potete vedere il modello di una piattaforma per meccaniche tipica della chitarra classica, che viene montata sul fianco della paletta. Ogni piattaforma ospita tre meccaniche.


La sezione di una singola chiave, per chitarra folk, illustra il procedimento descritto. Il coperchietto della scatoletta solitamente nasconde le parti in movimento.

L'ingranaggio, oltre a permettere la rotazione dell'argano, ne mantiene ferma la posizione quando la corda è portata in tensione, in modo da non perdere l'accordatura. La scatoletta dovrebbe rimanere sempre chiusa, in modo da permettere una corretta e continua lubrificazione.
Le chiavi della chitarra classica sono invece raggruppate a gruppi di tre su di una piattaforma avvitata al lato della paletta. I cilindretti, in questo caso, passano orizzontalmente all'interno della paletta, visibili da apposite fessure.


Il diapason.

La lunghezza della parte attiva della corda viene chiamata diapason. La parte attiva della corda viene misurata dal lato interno del capotasto al punto in cui la prima corda poggia sull'osso del ponte (o sulla selletta del ponte nel caso di chitarre elettriche).

Nelle chitarre folk, il diapason ha una lunghezza  variabile da 61cm a 67cm, a seconda del modello di strumento. Una volta stabilita la lunghezza del diapason, viene ricavata matematicamente la posizione dei tasti. La formula usa la regola del diciotto (o più precisamente regola del 17,835): si divide il diapason per 17,835 e si trova la distanza tra il capotasto e il primo tastino (il limite estremo del tasto). Per calcolare la distanza tra il primo tastino e il secondo, si divide la lunghezza rimasta (e perciò la distanza tra il primo tastino e il punto dell'osso del ponte su cui poggia la corda) per 17,835. A questo punto il procedimento è palese per tutti gli altri tasti. Essendo il divisore un numero con tre decimali, i risultati possono venire arrotondati alla più vicina frazione misurabile: provate a dividere ad esempio 61cm per 17,835  e tentate di misurarne il risultato, che per la cronaca è 3,42024109896271376506868516961032 (operazione fatta a mano....Come, non ci credete? ....Avete ragione). Una volta operata la suddivisione dei tasti, si passa ad un primario controllo, che consiste nell'appurare il fatto che il dodicesimo tasto divida esattamente in due parti il diapason, così come il settimo tasto si trovi esattamente a due terzi della distanza che separa il capotasto al dodicesimo tasto.
Premendo una corda su un tasto compiamo un azione che aumenta la tensione della corda, forzandone la sua normale tensione. Questo fattore provoca un problema di questo tipo: man mano che ci si avvicina ai tasti più alti, la pressione del dito sulla corda ne altera l'intonazione. Per ovviare a questo problema, l'osso viene spostato leggermente più distante dalla tastiera, aumentando la lunghezza della corda vibrante. Occorre precisare che questo procedimento viene fatto in misura diversa a seconda della corda. Infatti, più la corda è spessa, maggiore deve essere la differenza, anche se in termini millimetrici. E' per questo motivo che su quasi tutte le chitarre folk l'osso del ponte è inclinato, più vicino alla tastiera sulla prima corda, più lontano sulla sesta. La prima corda vibrante risulta in questo modo più corta di 4.8 - 6,4mm rispetto alla sesta corda vibrante.


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