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I controlli di
tono e volume.

Tra i pick-ups e la presa jack di uscita dello strumento si possono trovare in controlli di tono e volume, che regolano sia i toni dello strumento sia il volume in uscita. Nel caso di un controllo di volume, abbiamo un potenziometro che modifica il segnale in uscita per mezzo di un resistore variabile, appunto il potenziometro, che è collegato alla manopola di controllo posta sul corpo dello strumento attraverso un albero ruotante. Questo contiene una resistenza, solitamente a forma di ferro di cavallo. Un contatto eccentrico è connesso all'estremità dell'albero opposta alla manopola, in modo che, quando la manopola stessa viene girata, il contatto eccentrico si sposta attorno alla resistenza. Alle estremità di quest'ultima sono collegati i due cavetti che provengono dal pick-up: una delle estremità ha tensione zero, l'altra, al contrario, è al massimo. Durante il movimento, il contatto eccentrico trasmette, in merito alla posizione in cui si trova, il valore della tensione all'uscita del potenziometro.
Nel caso del potenziometro del tono, anch'esso collegato tramite un albero ad una manopola di controllo sul corpo dello strumento, il procedimento è una combinazione tra potenziometro e condensatore. Questi lavorano trasmettendo le frequenze alte e scaricandole a terra. Le frequenze alte passano dal condensatore, che funge da filtro, ma dal quale non passano le frequenze basse. Nel ruotare la manopola, il potenziometro con il suo contatto eccentrico a scorrimento determina quante frequenze alte devono essere scaricate. Con il controllo di tono aperto al massimo, tutto il segnale generato dal pick-up viene inviato all'uscita del potenziometro, mentre chiudendo il potenziometro vengono filtrate le frequenze alte.
Un errore comune è quello di pensare che il potenziometro del tono aperto aumenti le frequenze alte, mentre quando è chiuso siano le frequenze basse ad essere enfatizzate. Come abbiamo prima spiegato, quindi, le frequenze basse create dal pick-up non vengono assolutamente toccate, mentre le frequenze alte vengono tagliate in misura maggiore a seconda che il potenziometro venga chiuso.

Il ponte fisso.

Nella chitarra elettrica, il ponte assume un importanza fondamentale per vari motivi. Partendo dal presupposto che, come già per lo strumento acustico, sul ponte vengano ancorate le corde, entrano in gioco altri fattori che ne fanno aumentare le caratteristiche tecniche. Due sono i tipi di ponti che generalmente si può trovare sulla chitarra elettrica, e cioè il ponte fisso e il ponte tremolo, detto anche ponte vibrato, oltre ai modelli di ponte a cordiera, tipico delle chitarre jazz. Nel caso del ponte fisso, questo consiste in una placca di metallo avvitata al corpo sulla quale vengono montate delle sellette mobili, regolabili a vite. Queste permettono la regolazione dell'intonazione dello strumento (da non confondere con l'accordatura), un operazione che viene effettuata ritoccando appunto le sellette in modo da registrare il diapason, cioè la lunghezza della corda attiva dal ponte al capotasto. Inoltre, le sellette sono regolabili anche in altezza, in modo da potere impostare l'action delle corde sulla tastiera in merito alla curvatura della stessa tastiera. I modelli di ponte fisso sono vari, ma possiamo citare ad esempio il Tune-O-Matic della Gibson (usato ad esempio sulle Les Paul), oppure i vari modelli usati sulle Fender (usati sulle Telecaster, le Jaguar ecc).
Sugli strumenti semiacustici si può trovare un ponte a cordiera, che è caratterizzato da un ponte in legno mobile, bloccato dalla pressione delle corde che si agganciano alla cordiera. Quest'ultima è una placca in metallo, alla quale sono praticate delle fessure sotto le quali vengono ancorate le corde. La placca è avvitata sulla fascia laterale.

Ponte fisso Gibson
Tune-O-Matic

Ponte a cordiera
Barrington

Il ponte tremolo.

Nel caso del ponte tremolo, il discorso è più lungo, in quanto vi è da sempre stata una ricerca nel migliorare sia l'aspetto funzionale che quello dell'intonazione. Tra l'altro bisogna anche dire che non è propriamente esatto il termine "tremolo", che indica un effetto "manuale" delle dita sulla tastiera della chitarra: sarebbe più indicato il termine vibrato, ed infatti questo viene definito leva del vibrato. Ma andiamo con ordine.
La funzionalità principale del ponte tremolo è quella di variare l'intonazione delle corde, in senso crescente o calante. Questo può essere reso possibile da un ponticello mobile, che viene tenuto in posizione fissa da alcune molle, poste sotto il ponte sesso ed ancorate al corpo dello strumento. Al ponte viene inserita una leva, definita leva del vibrato: quando con la mano destra viene fatta pressione sulla leva, questa muove il ponte, allentando la tensione delle corde. Rilasciando la leva, le molle riportano tutto il blocco del ponte alla sua posizione originaria. E' possibile anche tirare la leva, in modo da aumentare la tensione delle corde, che torneranno alla giusta intonazione quando verrà rilasciata la leva, sempre in merito al ritorno delle molle alla fase di riposo.
Questa era l'idea con la quale è partita la sperimentazione, già dagli anni '50, grazie a due dispositivi come il tremolo Fender, montato sulle Stratocaster, e il tremolo Bigsby (montato su vari modelli dell'epoca), anche se quest'ultimo utilizza un sistema leggermente diverso di vibrato (più morbido ma meno preciso). I problemi, in ogni caso, hanno sempre riguardato la fase di ritorno delle molle, che non rispondono perfettamente ad un uso forsennato della leva. Se fino a metà anni '60 la leva era vista come un effetto tremolo vero e proprio, la continua evoluzione e ricerca di sonorità ed effetti particolari sullo strumento fece scoprire in qualche caso difetti nell'intonazione, magari minimi, ma pur senpre evidenti. Basta pensare a cosa non faceva Jimi Hendrix, uno dei primi sicuramente ad esplorare nuove soluzioni chitarristiche proprio con la leva del tremolo. Oggi molte sonorità tipiche derivate dall'uso della leva sono comuni, ma allora erano senz'altro innovative.
La ricerca dell'intonazione perfetta ha così portato alla costruzione, a partire dagli anni '70, di modelli di ponte tremolo sempre più sofisticati, quali i sistemi Floyd Rose, Shaller, Steinberger e i più recenti Levinson, Wilkinson e AlecB. Come vedete, i modelli sono tanti, ed ognuno con una propria filosofia costruttiva. Probabilmente quello più imitato (senza disdegnare gli altri modelli, anzi) è il Floyd Rose. La tecnica grazie alla quale è possibile ottenere dei grandi movimenti nella tensione delle corde, senza per questo comprometerne l'intonazione una volta riportato il ponte alla fase statica, è quella del blocco completo delle corde sia sul ponte, grazie a delle sellette che stringono come in una morsa le corde sul ponte e grazie anche ad un bloccacorde situato sulla paletta, che non permette alle corde di muoversi dalle meccaniche.

La scelta dei materiali con cui è costruito il ponte risulta fondamentale, sia sotto l'aspetto della stabilità del ponte stesso (leggi = accordatura), sia sotto l'aspetto sonoro (le corde ne sono ancorate, e quindi la loro vibrazione viene ad essere influita anche dal ponte) , ed ogni modello mostra anche sotto questo punto di vista le proprie caratteristiche. Solitamente vengono costruiti in leghe di acciaio.
Le sellette, oltre a bloccare le corde nei loro morsetti, hanno anche il compito di regolare l'accordatura fine delle corde stesse. Infatti, una volta che il bloccacorde alla paletta è chiuso, le chiavi non possono più variare l'intonazione delle corde (fino alla apertura successiva, ovviamente). Per questo motivo vengono usati dei particolari sistemi di registrazione dell'accordatura, solitamente a vite, con movimenti di intonazione della corda più sensibili rispetto alle comuni chiavi.

 

Ponte del tremolo Shaller

Come si diceva prima, sono numerosi i modelli di ponti. Nel caso del modello Steiberger, ad esempio, il ponte deve anche avere il compito di accordare completamente lo strumento (le Steinberger non hanno la paletta e, quindi, neanche le chiavi), operazione consentita attraverso un particolare sistema di sellette che scorrono all'interno del ponte.
In molti casi la ricerca è stata quella di avere dei ponti sullo stile Fender, senza quindi il bloccacorde, ma molto più sicuri a livello di intonazione, grazie a particolari sistemi di molle o placche interne (Levinson), o addirittura i recentissimi modelli di ponte tremolo della AlecB (per chi non lo sapesse è fatto in Italia ed è effettivamente un sistema rivoluzionario), che si basano su di un movimento bilanciato grazie a dei cuscinetti a sfera.
Per finire, si ossono ricordare i ponti traspositori, come il Trans-trem della Steinberger, che possono "ospitare" diverse accordature, richiamabili grazie ad un selettore sul ponte stesso.

Ponte tremolo
Levinson

Ponte tremolo
Steinberger


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