...search in soundme:
  
Ricerca personalizzata

La chitarra battente


Lo strumento

La chitarra battente ha la forma di un otto allungato, un po' più stretta delle normali chitarre. Le fasce laterali sono costituite di doghe in legno (palissandro o acero). Il fondo è bombato e anch'esso costituito di doghe come le chitarre antiche. Il piano armonico è quasi sempre in abete. Nella buca vi è inserita una decorazione chiamata rosa. Non credo abbia una funzione acustica, è possibile che anticamente servisse ad occultare l'interno dello strumento. La tastiera è allo stesso livello del piano armonico e reca non più di dodici tasti. Il ponticello è mobile, non fissato al piano armonico, e regge cinque coppie di corde di metallo di eguale spessore (il mi cantino di una chitarra acustica), accordate all'unisono e fissate direttamente alla fascia posteriore. Non ci sono bassi.
L'eguale spessore delle corde consente al musicista di poter accordare lo strumento a proprio piacimento e secondo le proprie esigenze, ma solitamente viene utilizzata l'accordatura standard: E B G D e A (dalla prima alla quinta). Ovviamente la quarta e quinta corda (D e A) saranno più gravi soltanto di un tono rispetto alle prime due (E e B). La terza (G) è la corda più grave. Tale accordatura è detta incrociata e produce un'enorme quantità di armonici. Ciò rende il suono della battente particolarmente indicato per fondersi con la voce umana.
Il più importante centro di produzione della chitarra battente è Bisignano in provincia di Cosenza, dove da innumerevoli generazioni la famiglia De Bonis si dedica alla costruzione di questo strumento. Lo strumento riprodotto nella foto è stato costruito da Vincenzo De Bonis nel 1992.

 

Questa sezione è curata da:
Marcello Vitale.

Marcello Vitale: click here to artist informations


click here to big image

Alcuni cenni storici

click here to big image

click here to big image

 

Coloro che sentono parlare per la prima volta della chitarra battente non possono fare a meno di chiedersi:
1. da dove salta fuori questo strumento;
2. da cosa le deriva questo nome così ambiguo.
Cercheremo brevemente di rispondere ad entrambe le domande.
La chitarra battente è nata e si è diffusa in Italia a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Il suo nome le deriva dalla tecnica con cui è suonata. A quell'epoca gli strumenti a corda potevano essere a pizzico oppure a "botte", la botta era quella che oggi siamo soliti definire "pennata". La chitarra battente appartiene alla seconda categoria, veniva suonata esclusivamente a botte, la mano sinistra si limitava alle posizioni degli accordi e di conseguenza produceva un suono "battente". Alla prima categoria appartenevano invece strumenti quali il liuto, la tiorba, la chitarra barocca (molto simile alla battente) ecc. considerati più difficili, la cui letteratura era più ricca e la cui tecnica più complessa. La chitarra battente dunque era considerata uno strumento "facile" ovvero alla portata di tutti, musicisti e non. Potremmo dire che essa rivestiva lo stesso ruolo che riveste oggi la chitarra acustica (anche se le sue caratteristiche sono molto differenti): era al di fuori dei circuiti per così dire "istituzionali", delle accademie, dei conservatori, ed era utilizzata soprattutto nelle canzoni come accompagnamento al canto.

Ogni strumento è "facile" se lo si adopera per eseguire una musica facile. Tuttavia, ciò ha consentito alla chitarra battente di diffondersi rapidamente nell'universo "popolare", di rimanere in vita e attraverso questo di giungere fino a noi (mentre una diversa sorte è toccata agli strumenti sopra menzionati). Oggi la chitarra battente si trova però, a dover riemergere da un destino di quasi totale emarginazione. Inoltre la diffusione della musica popolare, passata troppo spesso attraverso i meccanismi dell'industria turistica, ha ignorato la sua importanza musicale e ne ha amputato il suo reale valore artistico.
Grazie ai contributi dei grandi maestri della tradizione (Andrea Sacco di Carpino - FG, Carmine Arturi di Corigliano Calabro), di musicisti attuali come Eugenio Bennato, Pino Daniele, Antonello Ricci e del sottoscritto, la tecnica della chitarra battente si è evoluta al punto da poter essere considerato oggi uno strumento solista dalle straordinarie possibilità espressive e dal forte potere carismatico.
Durante i miei concerti ho potuto constatare il forte interesse che suscita questo strumento specialmente tra i giovani e ritengo che il suo studio possa generare nuove ed interessanti prospettive sia per quanto riguarda la composizione musicale sia per la tecnica strumentale.


La tecnica

La funzione della chitarra battente è stata fino a qualche tempo fa prevalentemente d'accompagnamento ritmico-armonico. Essa non prevede nella maniera più assoluta l'uso del plettro. Su molti esemplari antichi si nota la presenza di battipenna tra la buca e il ponticello. Lo scopo per cui questa protezione veniva posta sulla chitarra battente era certamente quello di preservare il piano armonico dallo sfregamento delle mani ma non da quello di un plettro. E' la mano destra che pone in vibrazione le corde, utilizzando tutte le dita (anche in modo indipendente l'una dall'altra), con una tecnica molto simile a quell'adoperata nel flamenco, il cosiddetto rasgueado. L'uso del plettro limiterebbe certamente la possibilità di ottenere serrate scansioni ritmiche, terzine, ecc., che sono elementi inevitabili e sostanziali nelle esecuzioni di tutti i suonatori di chitarra battente.
Nella tecnica Calabrese è frequente l'uso del cosiddetto ribbummu (rimbombo), molto simile al golpe nella chitarra flamenca, che si ottiene con la percussione della tavola armonica anche senza porre direttamente in vibrazione le corde. Le tecniche esecutive di uno strumento possono essere ricondotte ad un unico stile fondamentale, ma bisogna anche tenere conto di tutte le personalizzazioni stilistiche di ciascun musicista. Consideriamo ad esempio, l'accordatura della chitarra battente. Essa è detta incrociata o rientrante in quanto la quarta e quinta corda sono più acute rispettivamente della seconda e della terza. L'accordatura per eccellenza è E, B, G, D e A ed è anche la sua particolare bellezza perché nessuna corda prevale sulle altre. E' una specie di melodia e non una progressione. Ciò consente una modalità d'arpeggio particolarissima che non si può ottenere sulle normali chitarre.


Dove ascoltare la chitarra battente

  • Pino Daniele la utilizza negli album Musicante e Bonnesoiree (in particolare il brano Occhi grigi);
  • tutta la discografia di Eugenio Bennato/Musicanova (in particolare l'ultimo CD Taranta power suonata dal sottoscritto);
  • il CD le Tarantelle del Gargano di Pino De Vittorio (suonata dal sottoscritto)
  • l'album (quasi introvabile) Tracce di Antonello Ricci e Giancarlo Preiti;
  • l'album (quasi introvabile) No soli e no luna dei Re Niliu;
  • i CD Oh! Cielo oh! Ammore e L'amante impazzito - Cappella della Pietà dei Turchini; (Harmonia mundi).
Esiste inoltre una produzione discografica che io definisco per addetti ai lavori in cui è possibile ascoltare la chitarra battente suonata in modo tradizionale (le pubblicazioni di Diego Carpitella, R. Leidi, A. Ricci).
Come potete vedere ce n'è per tutti i gusti. Per ulteriori informazioni:
marcello.vitale@libero.it.


Conclusioni

Per troppo tempo i musicisti hanno dimenticato la chitarra battente considerandola arcaica e popolare in senso spesso dispregiativo. Tuttavia essa ha continuato a vivere nella memoria collettiva delle classi contadine e quindi nella produzione degli artigiani. Adesso l'interesse si sta risvegliando grazie all'opera di alcuni musicisti che hanno imperniato la loro attività su questo strumento.
Come ha rilevato giustamente il mio amico Ciro Caliendo autore di un bellissimo saggio sulla chitarra battente (La chitarra battente - Edizioni Aspasia), "…non è corretto dal punto di vista metodologico sostenere una differenziazione netta tra lo strumento popolare e lo strumento colto, ma che non è neppure giusto, partendo dalle caratteristiche strutturali dello strumento, definirlo popolare se su di esso non si esegue un repertorio particolarmente impegnativo, comunemente definito 'classico'". Provate ad immaginare come verrebbero considerate oggi la chitarra classica, la chitarra flamenca, la chitarra elettrica se non fossero passate per le mani dei grandi musicisti che ne hanno fatto la storia.
In conclusione si può asserire che la chitarra battente merita nella storia degli strumenti musicali una considerazione maggiore di quanto non ha avuto finora. Pur ritenendo che si sappia poco di questo strumento, non possiamo ne ignorare quanto si sa, ne continuare ad avvallare erronee informazioni sulla sua origine, sul suo utilizzo e sulla sua storia.



torna all'inizio della pagina
Inizio pagina
Print