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La scala minore armonica


La scala minore armonica si presenta come una delle più semplici da riconoscere, data la sua composizione in parte simile alla "sorella" minore naturale, ma con la differenza nell'ultima nota, alzata di un semitono nella minore armonica.
Osservando le caratteristiche dei gradi di una scala, possiamo dedurre che il VII° assume il ruolo di sensibile, deve cioè concludere la sequenza sulla tonica (vista come VIII°). Questo avviene quando il VII° si trova ad un semitono di distanza dalla tonica. Nella smn (scala minore naturale), però, la distanza tra il VII° e l' VIII° è di un tono, e quindi si viene a perdere il ruolo di sensibile. Per questo motivo, nei secoli scorsi, i compositori optarono per l'innalzamento di 1st del VII° della smn, venendo così a creare la scala minore armonica (abbreviata in sma).
Volendo comparare la smn con la sma notiamo che la differenza è quindi solo nel VII°, che risulta essere innalzato di 1st. Osserviamo la scala minore naturale di A e la scala minore armonica di A.


Possiamo anche comparare la SDM (scala diatonica maggiore) di A con la sma di A. Notiamo che il III° e il VI° della scala maggiore vengono abbassati di 1st nella scala minore armonica.

L'utilità della sma coincide con la sua versatilità. Infatti la possiamo trovare nel jazz, nella musica classica, ma anche con tutti i generi che attingono in parte da quelli nominati. Di questo, comunque, parleremo più avanti. Come primo lavoro conviene studiare e memorizzare le diteggiature.


Le diteggiature

La tonalità usata come esempio è quella di A, che ben si presta all'analisi grazie alle note naturali (tranne una) che la compongono, e quindi più semplice da assimilare. Le diteggiature principali vengono sviluppate con il sistema già visto, ad esempio, nelle scale maggiori a tre note per corda . Attenzione quindi all'uso della nomenclatura delle posizioni, in quanto potreste trovare una posizione (ad esempio la seconda) e suonare anche una nota sul primo tasto. In questo caso si deve mantenere la posizione, cioè la seconda, allargando solamente il dito indice fino al primo tasto senza spostare la mano.
I nomi che trovate abbinati alle varie diteggiature sono e devono essere intesi come un criterio personale di "schedare" le diteggiature stesse. Di conseguenza, ogni scala potrà essere trasportata nelle altre tonalità sempre facendo riferimento alla tonica, che è la nota di colore blu nei grafici, partendo nell'esecuzione dalla tonica più bassa, quella cioè più vicina alla sesta corda, salendo fino alla nota più alta della diteggiatura, scendendo fino a quella più bassa per poi ritornare di nuovo alla tonica di partenza. Fate attenzione anche alle diteggiature consigliate, in quanto potrebbero creare problemi di impostazione a causa dei numerosi cambi di posizione.
I numeri sulle corde indicano ovviamente le dita da usare, mentre il numero romano posto sotto lo schema indica la posizione di riferimento per la tonica più bassa. Questo anche se leggendo le spiegazioni delle diteggiature vedrete nominate più posizioni all'interno di una stessa diteggiatura. Mentre, per quanto riguarda la costruzione delle diteggiature, vedremo di lavorare sempre a tre note per corda. Infine, voglio ricordare l'uso direi obbligatorio della pennata alternata .


Min Arm 1

La prima diteggiatura spazia addirittura su sette tasti, considerando anche l'estensione della mano sinistra sulla sesta corda aperta a cinque tasti. La posizione della diteggiatura è la seconda, (indicata dal numero romano), e si esegue partendo dalla tonica su 6a corda con il 4° dito. Questo per 6a, 5a, 4a e 3a corda.
Sulla 2a corda si lavora un tasto avanti (terza posizione), mentre sulla 1a corda ci si sposta ulteriormente di un tasto.


Min Arm 2

Anche in questo caso dovremo lavorare su sette tasti. Attenzione a come si debba sempre utilizzare una apertura elevata della mano sinistra quando compare il G# (settimo grado maggiore), a causa della sua distanza (due tasti) dalla nota precedente. Due posizioni usate, la 5a, per le prime due corde, e la 4a per le rimanenti altre quattro corde.


Min Arm 3

Stringiamo a sei tasti la diteggiatura. In questo caso la partenza è data direttamente dal primo dito, e ciò facilita questa diteggiatura che, comunque, potrebbe dare problemi di coordinazione sulle prime due corde.
La mano sinistra lavora in sesta posizione, tranne che sulla 1a corda, dove si sposta avanti alla settima posizione.


Min Arm 4

Dalla 6a alla 3a corda si lavora in settima posizione fissa, allargando il mignolo di un tasto solo sulla 5a corda. Su 2a e 1a corda la mano sinistra suona in nona posizione.


Min Arm 5

Anche in questo caso la diteggiatura è a sei tasti, e comprende la decima posizione su 1a e 2a corda, e la nona posizione su tutte le altre. Fate attenzione al passaggio tra 3a e 2a corda, in quanto può risultare un poco scomodo.


Min Arm 6

Ritorniamo ad una diteggiatura a sette tasti, che presenta delle posizioni notevolmente allargate. In questo caso, essendo i tasti stretti, non dovrebbero esserci particolari problemi. Cambiando la tonalità, comunque, si potrebbe suonare la stessa diteggiatura in altre posizioni, magari vicine ai primi tasti, e quindi sicuramente più scomode.


Min Arm 7

In questa diteggiatura, di nuovo a sei tasti, lavoriamo in tre posizioni. La dodicesima per la 6a, 5a e 4a corda. La tredicesima per la 3a corda. La quattordicesima per le prime due corde.



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