Riff Rock Style
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Riff Rock Style


La chitarra è stata lo strumento di maggiore popolarità a partire dagli anni 50/60, e da allora è spesso affiancata all'immagine tipica del rock, in senso lato. In questa sezione vengono analizzate le tecniche fondamentali dell'accompagnamento rock, che nella maggior parte dei casi si traducono in riff di chitarra , il più delle volte distorta. Cercheremo quindi di seguire un percorso a scalare, partendo dalla base di un riff semplice e arricchendolo di spunti e idee, con lo scopo finale di suonare, per quanto possibile, più varianti possibili.
Ma che cosa è esattamente un riff? In poche parole, è la struttura base di un brano che spesso viene ad essere il marchio di fabbrica del brano stesso. Per citare degli esempi "storici" possiamo ricordare il riff di Smoke on the water, dei Deep Purple, oppure Cocaine di J.J. Cale (da molti erroneamente attribuito a E. Clapton, che lo ha comunque portato al successo). Ce ne sarebbero centinaia, e non possiamo ovviamente citarli tutti. Si può dire che ogni rock band costruisce gran parte delle sue canzoni proprio sui riff, e il più delle volte questi vengono suonati dalla chitarra, a conferma di quello che già accennavo sopra.
Nelle successive fasi di studio viene data per scontata la buona conoscenza della divisione ritmica , per la quale rimando, se necessario, all'apposita sezione.


Esercizi base

Nella prima parte dello studio dobbiamo lavorare su due fronti. Da una parte utilizziamo una corda a vuoto, esattamente la quinta (nota A) suonata con la tecnica del palm-muting, mentre dall'altra utilizziamo i bicordi, suonati in questo caso su 4a, 3a e 2a corda. In questo caso, come ampiamente spiegato nella sezione dedicata proprio ai bicordi, è più giusto parlare di power chord, in quanto suoniamo praticamente un bicordo con una nota (la tonica) raddoppiata un'ottava sopra. L'unione di entrambi i sistemi ci porterà all'esecuzione progressiva dei vari esempi sui quali studieremo, che in questa prima parte vengono fatti su di un tempo di metronomo a 93bpm.
Lo studio dovrebbe essere fatto utilizzando un metronomo impostato alla velocità di 93bpm, facendo ben attenzione a seguire il tempo e ripetendo ogni riff in continuazione, senza fermarsi. Negli esempi la sonorità utilizzata è un crunch un po' pesante, equalizzato enfatizzando un poco le frequenze medie, in modo da far risultare il suono abbastanza corposo.


Es. 1

Ecco la linea base. La ritmica ad ottavi, suonata con pennata sempre in giù, prevede un bicordo in battere sul primo e terzo movimento della battuta, mentre tutti gli altri ottavi sono suonati sulla corda a vuoto, che copre il ruolo di pedale , cioè di nota fissa su di una posizione e ripetuta all'interno della struttura.


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Es. 2

Ampliamo l'esempio inserendo i bicordi anche negli ottavi in levare. Potete notare che se ritmicamente suoniamo sempre ad ottavi, e sempre a pennata in giù, questo spostamento tende a dare più "tiro" alla monotonia del riff. Fate risaltare bene sia i bicordi che le note singole stoppate con il palmo della mano destra (palm-muting).


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Es. 3

Applichiamo i sedicesimi. In questo esempio la ritmica viene fatta alternando un movimento di bicordo, del valore di un quarto, ad un movimento di quattro sedicesimi, suonati sulla corda a vuoto con l'uso della pennata alternata. Anche se nella partitura è indicata una sola battuta, l'esercizio è da suonare in ripetizione, al fine di assimilarne il più possibile la ritmica.


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Es. 4

Rispetto al precedente esempio, in questo vengono aggiunti due sedicesimi nel primo e terzo movimento. Il valore di tempo del bicordo viene quindi ridotto ad un ottavo per fare spazio alle due note a sedicesimi della corda a vuoto.


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Es. 5

I due bicordi di A si trovano in battere sul primo e terzo movimento, mentre quello di G sul secondo sedicesimo del secondo movimento. Il resto è tutto suonato sulla quinta corda. Fate attenzione alla pennata che può dare dei problemi proprio sul secondo movimento, a causa del salto veloce di corda tra i due bicordi G e A.


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Es. 6

Una variazione del precedente esempio. Nella prima metà della battuta suoniamo due volte il bicordo di A, ottenendo in pratica la stessa ritmica della prima parte dell'esercizio 5, con la differenza data dal fatto che si suona appunto il solo bicordo di A. Nella seconda parte si suona la stessa ritmica, utilizzando però il bicordo di G.


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Es. 7

Anche in questo caso dividiamo in due parti l'esercizio. Nella prima metà della battuta, i bicordi di A e G si alternano ai due sedicesimi della corda a vuoto. Compare anche la pausa sull'ultimo sedicesimo del secondo movimento. Nella seconda parte della battuta vengono suonati quattro sedicesimi sulla corda a vuoto sul terzo movimento, per finire con il bicordo di G sul quarto movimento.


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A questo punto possiamo approfondire lo studio del riff inserendo di volta in volta degli abbellimenti e, soprattutto, delle variazioni che ci porteranno all'esecuzione di riff sempre più complessi. Tutto questo nelle pagine seguenti.


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