Teoria e Armonia
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Le Cadenze
Il Giro Armonico


Le cadenze

Quando due o più accordi in sequenza tendono a risolvere sull'accordo fondamentale della tonalità, o per lo meno ne sottintendono la risoluzione, abbiamo la cadenza. E' questa in pratica fondamentale nel collegare armonicamente una successione di accordi in modo tale da non farne risultare la sequenza una serie di accordi fini a sestessi. Esistono vari tipi di cadenze, che ora vedremo nelle varie forme.



Cadenza semplice o perfetta
Il collegamento dal V° al I°, cioè dalla dominante alla tonica, viene definito cadenza semplice o cadenza perfetta. In pratica è una delle sequenze più facilmente riconducibili alla staticità del brano, in quanto l'accordo di tonica risulta essere quello maggiormente utilizzato per dare un senso di conclusione ad un determinato momento del brano stesso. E' anche vero che, come per tutti i tipi di cadenze, ne possiamo trovare più di uno all'interno di un brano. Quando si trova alla fine del brano prende il nome di cadenza compiuta. Vediamo degli esempi in tonalità di C maggiore, tonalità usata anche per tutti gli altri esempi.

  • a 3 voci:  V° - I° = G - C
  • a 4 voci:  V°7 - I°maj7 = G7 - Cmaj7
  • a 5 voci:  V°7/9 - I°maj7/9 = G7/9 - Cmaj7/9


Cadenza plagale
Collegando la sottodominante alla tonica, cioè il IV° al I°, otteniamo la cadenza plagale. Pur risolvendo, come nel caso precedente, sulla tonica, non abbiamo un senso di conclusione e staticità analogo, anche se non per questo è meno usata. Tra l'altro, questo tipo di cadenza è spesso utilizzata nelle composizioni classiche, in modo particolare quelle di carattere liturgico, e per questo motivo da alcuni è anche definita cadenza dell'amen. Generalmente è usata all'interno del brano.

  • a 3 voci:  IV° - I° = F - C
  • a 4 voci:  IV°maj7 - I°maj7 = Fmaj7 - Cmaj7
  • a 5 voci:  IV°maj7/9 - I°maj7/9 = Fmaj7/9 - Cmaj7/9


Cadenza evitata
Il termine stesso ne identifica le caratteristica, e cioè il fatto di non risolvere sulla tonica ma su di un altro grado, possibilmente il VI°. In pratica, abbiamo la cadenza evitata quando all'interno di una composizione si passa dall'accordo di V° all'accordo di VI°.

  • a 3 voci:  V° - VI° = G - Am
  • a 4 voci:  V°7 - VI° = G7 - Am7
  • a 5 voci:  V°7/9 - VI°9 = G7/9 - Am9


Cadenza composta
Unendo assieme la cadenza perfetta e la cadenza sospesa, possiamo ottenere la cadenza composta. Infatti questo tipo di cadenza utilizza tre accordi, i quali hanno uno scopo ben preciso. Vediamo di analizzarne i vari aspetti.
Il II° precede e prepara il V°, il quale forma la cadenza con il I°. Le varie armonizzazioni possibili sono riferite alla scala diatonica maggiore in tonalità di C.

  • a 3 voci:  II° - V° - I° = Dm - G - C
  • a 4 voci:  II7° - V°7 - I°maj7 = Dm7 - G7 - Cmaj7
  • a 5 voci:  II°7/9 - V°7/9 - I°maj7/9 = Dm7/9 - G7/9 - Cmaj7/9


Cadenza composta in minore
Anche le cadenze possono essere sviluppate in tonalità minore. In questo caso dovremo analizzare la cadenza composta in minore. I due gradi precedenti alla tonica sono gli stessi utilizzati nella cadenza composta in maggiore. Quello che cambia è l'armonizzazione dei gradi, in quanto, risolvendo sull'accordo fondamentale di modo minore, la scala da cui vengono prelevati è quella minore. La scala minore naturale (essendo relativa minore) mantiene gli stessi accordi della corrispettiva tonalità maggiore. Se invece la scala è minore melodica o minore armonica ovviamente gli accordi dovranno cambiare. Osserviamo i due casi nella tonalità di A minore.
Nel caso della scala minore melodica, dobbiamo armonizzare i gradi in questo modo:

  • a 3 voci:  II° - V° - I° = Bm - E - Am
  • a 4 voci:  II7° - V°7 - I°mmaj7 = Bm7 - E7 - Ammaj7
  • a 5 voci:  II°7/b9 - V°7/9 - I°mmaj7/9 = Bm7/b9 - E7/9 - Ammaj7/9

Potete facilmente notare come nell'armonizzazione a tre e quattro voci il II° e il V° sono uguali. Nell'armonizzazione a cinque voci avremo la differenza nel II°, che avrà la nona bemolle, mentre nella tonalità maggiore la nona era naturale. E' ovvio come la scala minore melodica non abbia praticamente differenze paragonandola alla scala maggiore, tranne nel caso appena citato. Può succedere quindi che i primi due gradi della cadenza composta possono intendere sia una risoluzione maggiore che una minore. E' questo è naturalmente poco indicato per valutare la differenza tra modo maggiore e minore. Per questo motivo è più conveniente l'utilizzo della scala minore armonica, la quale si presta ad un maggior numero di variazioni armoniche. E infatti la vera cadenza composta in minore la si ottiene considerando la fondamentale come I° della scala minore armonica. Questa è l'armonizzazione della cadenza composta in minore:

  • a 3 voci:  II° - V° - I° = Bmb5 - E - Am
  • a 4 voci:  II7° - V°7 - I°mmaj7 = Bm7b5 - E7 - Ammaj7
  • a 5 voci:  II°7/b9 - V°7/9 - I°mmaj7/9 = Bm7b5/b9 - E7/b9 - Ammaj7/9


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