Teoria e Armonia
Le note musicali
Tempo e ritmo
Scala maggiore
Prospetto scale maggiori
Intervalli
Esercizi sugli intervalli
Notazione anglosassone
Scala minore
Prospetto scale minori
Minore armonica
Prospetto scale min. armoniche
Minore melodica
Prospetto scale min. melodiche
Alterazioni
Rapporti fra le tonalità
Sistema modale
Armonizzazione scale
maggiori

Armonizzazione scale
minori

Le Cadenze
Il Giro Armonico


Elementi base di
TEORIA
&
ARMONIA

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La musica si può paragonare alla matematica, in quanto entrambe sono sottomesse a regole che ne governano l’utilizzo. Per chi fosse interessato allo studio completo della musica, sotto forma teorica, consiglio vivamente di approfondire le cognizioni di seguito riportate, che sono qui presenti come base per lo studio degli argomenti trattati nel sito. Calcolate che un buon libro di teoria e armonia è molto spesso (sia a livello di pagine che di contenuto didattico), ma è essenziale per l’apprendimento completo della materia. Le nozioni di armonia saranno sempre legate agli esempi e agli esercizi che via via si possono trovare nelle varie pagine del sito.
Iniziamo quindi con l’analisi del suono. Questo è la forma principale della musica che giunge alle orecchie dell’ascoltatore, ed è costituito da questi fattori: le note e il ritmo, a cui si vanno ad aggiungere le varie opzioni di espressione delle note (dinamica, colore, timbro ecc.).

 

Le note musicali.

E’ palese che chiunque conosca almeno il nome delle sette note naturali:
DO    RE   MI   FA    SOL    LA   SI.
Queste si possono leggere sul pentagramma, che è un insieme di cinque linee e quattro spazi sui quali vengono a trovarsi i simboli delle note. Solitamente si intende definire questa sequenza di note scala maggiore. La sequenza deve essere terminata con la nota di partenza un’ottava sopra. Il termine di ottava indica lo spazio (in numero) di note che separano una nota dalla sua simile più alta (o più bassa). Vediamo sul pentagramma la scala di do maggiore:

Le sette note naturali sono intervallate da cinque note alterate. L’alterazione di una nota è data da simboli grafici, il diesis (#) e il bemolle (b), che ne aumentano o diminuiscono di un semitono l’altezza.
La distanza che separa una nota da un'altra viene definita intervallo. La minima distanza tra due note vicine è il semitono (abbr. st), mentre la massima distanza, sempre tra due note vicine, è il tono (abbr. t). Osservando la tastiera di un pianoforte, si può facilmente intuire la progressione dei diesis e dei bemolli. Questa progressione crea la scala cromatica: ascendente (progressione dei diesis) e discendente (progressione dei bemolle).



Scala cromatica ascendente (progressione dei diesis):

Scala cromatica discendente (progressione dei bemolle):


Di regola, in senso ascendente si altera una nota con il diesis, mentre in senso discendente con il bemolle. Per comodità, comunque, molte volte si usano entrambi sia in modo che nell’altro. Una nota alterata può quindi essere chiamata con due nomi diversi pur avendo lo stesso suono: in pratica DO# e REb sono la stessa nota, così come RE# e MIb, FA# e SOLb, SOL# e LAb, LA#e SIb. Questa particolare situazione esistente tra due note viene identificata come suoni omofoni (queste note possono essere chiamate anche note enarmoniche). Il doppio diesis (## oppure x) e il doppio bemolle (bb) alzano di due semitoni l’intonazione. E’ possibile trovare anche il diesis sulle note MI e SI, oppure il bemolle su DO e FA, nei casi di specifiche tonalità, ma pure per comodità di scrittura.

Tabella comparativa delle note enarmoniche.

DO# = REb RE# = MIb FA# = SOLb SOL# = LAb LA# = SIb


La chiave musicale in cui legge la chitarra è la chiave di violino. Tra questa e l’indicazione di tempo possono trovarsi le varie alterazioni che identificano particolari tonalità, che, di base, vanno ad alterare le note cui sono abbinate per tutta la durata del brano, purché non trovino il simbolo di bequadro, che annulla l’alterazione. Le alterazioni seguono delle regole ben precise. Quando una nota viene alterata, questa rimane alterata fino al termine della battuta stessa e quindi se, all’interno della battuta, viene a trovarsi dopo una nota alterata una nota (o più note) della stessa altezza ( termine con cui si indica lo stesso nome fra due note ), queste subiscono l’alterazione della prima nota. L’alterazione può comunque essere sospesa tramite l’uso del bequadro. Quest’ultimo ha sempre valore dal punto in cui si trova fino al termine della battuta.

Tempo e ritmo.

Una linea melodica o una progressione armonica deve essere costruita abbinando alle note anche la divisione ritmica, che ne regola il comportamento a livello metrico. Con questo ultimo termine si vuole indicare la successione degli eventi musicali nel tempo. Per capire il rapporto tra i valori di tempo delle note, bisogna innanzitutto conoscerne i valori, spiegati nello specchietto seguente.


SIMBOLO NOME VALORE DURATA

semibreve intero 4/4

minima metà 2/4

semiminima quarto 1/4

croma ottavo 1/8

semicroma sedicesimo 1/16

biscroma trentaduesimo 1/32

semibiscroma sessantaquattresimo 1/64


 

Anche le pause hanno un valore di tempo definibile con gli stessi termini utilizzati per le note suonate, in quanto hanno la medesima importanza dal punto di vista tecnico, sonoro e di esecuzione delle note stesse. Un buona melodia, oltre ad essere costruita con gusto nella scelta delle note, è comprensiva anche di pause musicali, che danno respiro all'esecuzione sia da parte del musicista che dell 'ascoltatore stesso. Così anche una buona ritmica deve avere il giusto rapporto tra eventi suonati e pause. Nella scrittura delle pause, ovviamente,  i simboli sono diversi dai simboli delle note, come si può notare nello specchietto seguente.


SIMBOLO NOME VALORE DURATA

semibreve intero 4/4

minima metà 2/4

semiminima quarto 1/4

croma ottavo 1/8

semicroma sedicesimo 1/16

biscroma trentaduesimo 1/32

semibiscroma sessantaquattresimo 1/64



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